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Vulcano
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top
Il mweavulcano è una struttura mweqgeologica molto complessa, generata all'interno della mwegcrosta terrestre dalla risalita, in seguito ad mwewattività eruttiva, di massa mwfarocciosa fusa, il mwfqmagma, formatasi al di sotto o all'interno della crosta terrestre.

È formato da una struttura non visibile, interna alla crosta, e che comprende la mwfwcamera magmatica e i condotti magmatici, e una struttura visibile esterna formata dal rilievo vulcanico, generalmente più o meno conico, formato dall'accumulo dei materiali liquidi, solidi o gassosi che sono stati emessi dal mwgacratere vulcanico o dai crateri durante le varie fasi eruttive del vulcano stesso. Più in generale sono considerati vulcani tutte le discontinuità nella crosta terrestre attraverso le quali, con manifestazioni varie, si fanno strada i prodotti dell'attività magmatica endogena: polveri, gas, vapori e materiali fusi solidi.

La fuoriuscita di materiale è detta mwiweruzione e i materiali eruttati sono mwjalava, mwjqcenere, mwjglapilli, mwjwgas, scorie varie e mwkavapore acqueo. Le masse di rocce che formano un vulcano vengono chiamate mwkqrocce ignee, poiché derivano dal raffreddamento di un magma risalito dall'interno della mwkgTerra. La forma e l'altezza di un vulcano dipendono da vari fattori tra cui l'età del vulcano, il tipo di attività eruttiva, il tipo di magma emesso e le caratteristiche della struttura vulcanica sottostante al rilievo vulcanico. Sulla superficie terrestre il 91% dei vulcani è mwkwsottomarino (in gran parte situati lungo le mwladorsali medio oceaniche), mentre circa 1500 sono quelli oggi attivi sulle terre emerse.

Il magma con alto contenuto di silice (superiore al 65%) è detto acido mentre quello con silice al 52% è detto basico. I vulcani possono eruttare in modo tranquillo (effusivi), o in modo esplosivo. I fattori che influiscono sulle caratteristiche di un vulcano sono la viscosità del magma e il suo contenuto di silice, dal quale dipende la composizione del magma.

Contents

Note

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Struttura

Nell'mwogastenosfera e nella mwowcrosta terrestre, in seguito ai mwpaprocessi tettonici, si creano grosse masse magmatiche a causa delle forze tettoniche, degli mwpqattriti e dei conseguenti livelli di mwpgpressione e mwpwtemperatura. Tali fattori rappresentano poi anche le cause stesse della risalita e fuoriuscita di magma sulla superficie terrestre dando vita alle eruzioni e ai vulcani stessi.

Ciò che è comunemente chiamato vulcano, nella terminologia tecnica è definito mwqqedificio vulcanico o mwqgcono vulcanico, ma siccome il termine più usato è mwqwvulcano, l'edificio vulcanico molto spesso è chiamato così anche in mwrageologia. I vulcani testimoniano l'esistenza, nelle zone profonde della mwrqlitosfera, di masse fuse mwrgsilicatiche naturali dette mwrwmagmi.

Un generico vulcano è formato da:

• una camera magmatica, ovvero il serbatoio sotterraneo nel quale è presente il magma che alimenta il vulcano.
• un camino o condotto vulcanico principale, luogo di transito del magma dalla camera magmatica verso la superficie.
• un mwtqcratere o bocca sommitale, dove sgorga il condotto principale.
• uno o più condotti secondari, i quali, sgorgando dai fianchi del vulcano o dalla stessa base, danno vita a dei coni e crateri secondari.
• delle fessure laterali, fratture longitudinali sul fianco del vulcano, provocate dalla pressione del magma. Esse permettono la fuoriuscita di lava sotto forma di mwuaeruzione fessurale.

Il camino non è necessariamente situato geograficamente sulla perpendicolare della faglia da cui affluisce il magma, dato che il condotto può essere anche a percorso trasversale (anzi, solitamente lo è, eccetto che nei punti caldi); un vulcano può essere il camino di una faglia situata a parecchi chilometri di distanza. È il caso del mwugVesuvio, la cui faglia passa circa 40mwuw km più ad est.

Cono vulcanico

Viene definito mwyacono vulcanico la parte in superficie del vulcano formata dall'edificio che prende la forma di un mwyqcono più o meno integro sulla cui sommità si apre un cratere principale. Il cono vulcanico può naturalmente variare nella forma dipendentemente dalla composizione del mwygmagma solidificato che lo costituisce e dalla quantità di materiale fuoriuscito dal serbatoio magmatico sottostante.

I vulcani delle isole mwzaHawaii, come il mwzqMauna Kea e il mwzgMauna Loa, hanno coni vulcanici molto grandi ma i loro pendii sono relativamente poco ripidi, questo grazie al loro magma prevalentemente basico molto fluido che viene eruttato in grandi quantità. Al contrario, vulcani come il mwzwVesuvio hanno coni con pendici ripide ed edificio di gran lunga inferiore per massa rispetto ai fratelli maggiori prima citati. Questi vulcani hanno un magma viscoso e questo impedisce lunghe colate e dà origine a forti esplosioni a causa del tappo solido che si forma dopo eruzioni precedenti nella parte terminale del camino magmatico. Alcuni coni vulcanici presenti sul pianeta hanno geometria perfetta come il mwaqCotopaxi in mwagEcuador.

Disposizione dei vulcani

La disposizione dei vulcani risulta localizzata in massima parte lungo i margini tra le mwbqplacche tettoniche (es. mwbgcintura di fuoco) e in particolare lungo le mwbwfosse abissali (zone di mwcasubduzione) dove lo sprofondamento della mwcqcrosta oceanica sotto altre porzioni di crosta porta alla fusione di parte della zona rocciosa di contatto per mwcgattrito, oppure lungo le mwcwdorsali oceaniche dove il magma del mwdamantello terrestre risale in superficie attraverso le fratture della crosta oceanica, punti nei quali il cui magma solidificato viene ad ogni eruzione a "saldare" le placche stesse; i terremoti lungo le dorsali sono dunque la rottura repentina di queste saldature al raggiungimento di un certo livello di mwdqstress meccanico. Questo è anche il motivo per cui le eruzioni sono spesso precedute da terremoti. In queste zone dunque il mwdgvulcanismo è spesso associato anche ai mwdwfenomeni sismici per la concomitanza delle forze tettoniche in gioco. L'Italia è l'unico stato nell'Europa continentale ad avere mweavulcani attivi sul suo territorio.

Studio dei vulcani

Per la loro grandiosità di manifestazione i vulcani erano oggetto di ammirazione, timore, curiosità e studio fin dall'antichità con diverse interpretazioni nate per spiegarne l'origine. mwgaPlatone ammetteva l'esistenza di un fiume sotterraneo di fuoco, il mwgqPiroflegetonte, che nel vulcano trovava uno sfogo. mwggSeneca indicava, quale causa di eruzioni e terremoti, la penetrazione dell'acqua nel sottosuolo: quando l'acqua raggiungeva la materia incandescente liberava vapore a forte pressione. Nel mwgw79 d.C., mwhaPlinio il Giovane descrive l'eruzione del mwhqVesuvio che seppellì mwhgPompei, mwhwErcolano e mwiaStabia in cui perse la vita lo zio mwiqPlinio il Vecchio. Ma la vera mwigscienza che studia i vulcani, la mwiwvulcanologia, nasce solo nel mwjaXVII secolo, quando i naturalisti si interessarono alle eruzioni del mwjqVesuvio (mwjg1631) e dell'mwjwEtna (mwka1669).

Tale scienza ottiene progressi decisivi con gli studi di mwkgLazzaro Spallanzani, e quindi nel mwkwXIX secolo, con l'aiuto della mwlapetrografia. L'origine dei vulcani viene spiegata con varie teorie, di cui due importanti e opposte fra loro:

• la teoria dei crateri di sollevamento di mwlwChristian Leopold von Buch;
• la teoria dell'accumulazione esterna di mwmqScrope e Spallanzani.

Nella teoria di von Buch, i vulcani sarebbero originati dal magma che solleverebbe gli strati esterni della terra formando dei coni, che poi si romperebbero in alto formando i crateri. Nella seconda, i vulcani sarebbero dovuti ad accumulo di materiale solido emessi o proiettati dal condotto vulcanico.

Il calore che viene prodotto all'interno esercita una pressione uniforme su tutta la crosta, e dove è più sottile cederebbe, facendo fuoriuscire il magma, causando la nascita dei vulcani. Senza trascurare poi il peso che esercita la zolla galleggiante sul magma per forza di gravità, secondo il mwnaprincipio di Archimede.

Classificazione dei vulcani

I vulcani possono essere classificati in base al tipo di apparato vulcanico esterno o al tipo di attività eruttiva: entrambe le caratteristiche sono strettamente legate alla composizione del magma e della camera magmatica (e quindi della lava che emettono). Tale classificazione è detta mwqgClassificazione Lacroix dal mwqwgeologo mwrafrancese mwrqAlfred Lacroix che per primo la ideò.

In base al tipo di apparato vulcanico

Considerando il tipo di apparato vulcanico si hanno 4 tipi di vulcani: vulcani a scudo, vulcani a cono (o stratovulcani), vulcani fissurali (o lineari) e vulcani sottomarini.

Vulcani a scudo

Un vulcano a scudo presenta fianchi con pendenza moderata, ed è costruito dall'eruzione di lava mwswbasaltica fluida. La lava basaltica tende a costruire enormi coni a bassa pendenza, in quanto la sua scarsa viscosità le consente di scorrere agevolmente sul terreno o sotto di esso, nei tubi di lava, fino ad arrivare a molti chilometri di distanza senza consistente raffreddamento. I maggiori vulcani del pianeta sono vulcani a scudo. Il nome viene dalla geometria degli stessi, che li fa assomigliare a mwtascudi appoggiati al terreno.

Il più grande vulcano a scudo attivo è il mwtgMauna Loa, nelle mwtwHawaii; si eleva per 4169 mwuam s.l.m., ma la sua base è situata circa 5000 metri sotto il livello del mare, pertanto la sua altezza effettiva è di oltre 9000 metri. Il suo diametro alla base è di circa 250mwuq km, per una superficie complessiva di circa 5000 chilometri quadrati.

Nel mwuwSistema solare, il più grande vulcano di questo genere è l'mwvaOlympus Mons.

Vulcani a cono o stratovulcani

Troviamo un vulcano a cono quando le lave sono acide. In questi casi il magma è molto viscoso e trova difficoltà nel risalire, solidificando velocemente una volta fuori. Alle emissioni laviche si alternano emissioni di piroclastiti, materiale solido che viene espulso e che, alternandosi con le colate, forma gli strati dell'edificio. Eruzioni di questo tipo possono essere molto violente (come quella del mwwaVesuvio che seppellì mwwqPompei ed mwwgErcolano), poiché il magma tende ad ostruire il camino vulcanico creando un “tappo”; solo quando le pressioni interne sono sufficienti a superare l'ostruzione, l'eruzione riprende (eruzione di tipo vulcaniano), ma nei casi estremi ci può essere un'esplosione che può arrivare a distruggere in parte (eruzione di tipo peleano) o completamente l'edificio vulcanico (eruzione di tipo pliniano o ultra-pliniano). Il vulcanismo di questo tipo è presente lungo il margine continentale delle fosse o dei sistemi arco-fossa, dove il magma proviene dalla crosta e in cui le rocce sono di composizione più esogena.

Vulcani fissurali o lineari

I vulcani lineari sono il tipo di vulcano che si forma lungo i margini divergenti, punti in cui due placche tettoniche allontanandosi l'una dall'altra hanno creato delle fratture nella crosta terrestre. L'accumulo di materiale eruttato lungo queste fessure crea il vulcano.

Data la loro natura, questi vulcani sono localizzati principalmente lungo le mwxgdorsali oceaniche e quindi le loro eruzioni, seppur frequenti, passano inosservate vista la profondità marina a cui si trovano. Ci sono però delle eccezioni, infatti alcuni di questi vulcani situati in superficie si possono osservare in mwxwIslanda e presso la mwyaRift Valley africana e ciò è possibile perché questi due territori si trovano a cavallo fra diverse placche tettoniche divergenti.

Vulcani sottomarini

Il quarto tipo di vulcano è il vulcano sottomarino, spesso una singola spaccatura della mwzacrosta oceanica da cui fuoriescono mwzqmagma e mwzggas. Questi sono i vulcani più diffusi del pianeta e, causando movimenti nella crosta terrestre, hanno dato vita nel corso della mwzwstoria geologica della Terra alle dorsali oceaniche. Inoltre essi sono i creatori delle mw0aisole e mw0qarcipelaghi vulcanici. Vulcani di questo tipo, oltre che semplici spaccature della crosta, possono essere sia vulcani a scudo sia vulcani a cono e possono eruttare in modo effusivo o esplosivo.

In base al tipo di attività eruttiva

A grandi linee si possono distinguere mw2amw2qvulcani rossi (caratterizzati da emissioni effusive in cui l'accumulo delle colate laviche dona all'edificio vulcanico un aspetto "marrone-rossastro") e mw2gmw2wvulcani grigi (vulcani con eruzioni di carattere esplosivo in cui l'accumulo di ceneri dona all'edificio vulcanico un aspetto grigio-nero).

I tipi di eruzione esistente sono sette e sono stati classificati come segue:

1. hawaiano
2. islandese
3. stromboliano
4. vulcaniano
5. vesuviano
6. pliniano (o peleano)
7. grandi caldere

Tipo hawaiano

Le eruzioni non sono riconducibili alla tettonica, cioè non sono dovute a movimenti della placca quanto piuttosto a dei fenomeni che vedono il magma risalire dai pennacchi caldi fino ai punti caldi; la sommità del vulcano è occupata da una grande depressione chiamata mw6qcaldera, limitata da ripide pareti a causa del collasso del fondo. Altri collassi avvengono all'interno della caldera, creando una struttura a mw6gpozzo. La lava è molto basica e perciò molto fluida; essa produce edifici vulcanici dalla tipica forma a "scudo", con debolissime pendenze dei rilievi. Rappresentano quindi degli "sfogatoi" della pressione che la placca esercita per gravità sul magma, interni alla placca, e non dei punti di saldatura tra placche diverse (come sono invece i vulcani esplosivi); si immagini come banale esempio il mw6wbudino mentre si solidifica: se poniamo un peso sopra la pellicola solida, la parte sottostante ancora liquida tenderà sia a fuoriuscire sopra quella già solida dai margini del contenitore (vulcani eruttivi) sia a rompere (dopo averla innalzata) in un punto più debole e sottile la crosta al centro.

Tipo islandese

Sono chiamati anche mw7gvulcani fissurali poiché le eruzioni avvengono attraverso lunghe fenditure e non da un cratere circolare. Le colate, alimentate da magmi basici e ultrabasici, tendono a formare degli altopiani mw7wbasaltici (plateaux basaltici). Al termine di un'eruzione fissurale (o lineare), la fessura eruttiva può sparire perché ricoperta dalla lava fuoriuscita e solidificata, fino a che non riappare alla successiva eruzione. Gli esempi più caratteristici si trovano in mw8aIslanda, da cui la particolare denominazione del tipo; un ottimo esempio di eruzione di vulcano islandese è quella del mw8qLaki del mw8g1783, una delle più famose eruzioni vulcaniche della storia mw8weuropea.

Tipo stromboliano

Magmi basaltici molto viscosi danno luogo a un'attività duratura caratterizzata dalla emissione a intervalli regolari di fontane e brandelli di lava, che raggiungono centinaia di metri d'altezza, e dal lancio di lapilli e bombe vulcaniche. La ricaduta di questi prodotti crea coni di scorie dai fianchi abbastanza ripidi. mw9gStromboli, l'isola-vulcano dalla quale prende il nome questo tipo di attività effusiva, è in attività da due millenni, tanto da essere nota, sin dai tempi delle prime civiltà, come il "mw9wfaro del mw-aMediterraneo".

Tipo vulcaniano

Dal nome dell'mwaqaisola di Vulcano nell'arcipelago delle mwaqeEolie. Sono eruzioni esplosive nel corso delle quali vengono emesse bombe di lava e nuvole di gas cariche di ceneri. Le esplosioni possono produrre fratture, la rottura del cratere e l'apertura di bocche laterali. Il termine "vulcaniana" fu attribuito a questo tipo di eruzioni dal vulcanologo mwaqiOrazio Silvestricite-ref-1[1].

Tipo vesuviano (o sub-pliniano)

Dal nome del vulcano mwaq4Vesuvio, è simile al tipo vulcaniano ma con la differenza che l'esplosione iniziale è tremendamente violenta tanto da svuotare gran parte della camera magmatica: il magma allora risale dalle zone profonde ad alte velocità fino ad uscire dal cratere e dissolversi in minuscole goccioline. Quando questo tipo di eruzione raggiunge il suo aspetto più violento viene chiamata mwaq8eruzione pliniana (in onore di mwaraPlinio il Giovane che per primo ne descrisse lo svolgimento, nel 79 d.C.).

Tipo pliniano o peleano

Le eruzioni sono prodotte da magma molto mwarmviscoso. Si formano frequentemente mwarqnubi ardenti, formate da gas e lava polverizzata. Sono eruzioni molto pericolose che si concludono generalmente con il collasso parziale o totale dell'edificio vulcanico o con la fuoriuscita di un tappo di lava detto mwaruspina vulcanica o mwaryduomo. In alcuni casi si verificano entrambi i fenomeni. Gli apparati vulcanici che manifestano questo comportamento eruttivo sono caratterizzati dalla forma a cono. Queste eruzioni prendono il nome da Plinio il Giovane che per primo descrisse questo tipo di eruzione osservando l'eruzione del mwarcVesuvio del 79 d.C. in cui morì lo zio Plinio il Vecchio, che sommerse di ceneri mwargPompei ed mwarkErcolano. Una variante dell'eruzione pliniana è la peleana: se durante un'eruzione pliniana il corpo principale della nube ardente esce dal cratere sommitale e va verso l'alto, durante un'eruzione peleana (che prende il nome dal vulcano mwaroLa Pelée della mwarsMartinica), il vulcano erutta non centralmente dal cratere ma lateralmente smembrando parte dell'edificio vulcanico. Tale eruzione ha effetti devastanti concentrati nella direzione di eruzione della nube ardente principale che può arrivare fino ad oltre 20mwarw km dall'edificio vulcanico (come accaduto nel 1980 nell'eruzione del mwar0monte Saint Helens).

Altre varianti dell'eruzione pliniana sono le eruzioni mwar8ultrapliniane (o krakatoane): questo tipo di eruzioni si caratterizzano sia per avere un indice di esplosività ancora maggiore, che può arrivare a distruggere completamente l'edificio vulcanico (ne sono un esempio il mwasaKrakatoa o il mwaseSantorini), sia soprattutto per le enormi quantità di ceneri vulcaniche che vengono emesse. Le esplosioni di questo tipo, in base alla grande quantità di cenere che rimane in sospensione in atmosfera, hanno ripercussioni più o meno grandi sul clima mondiale negli anni successivi all'eruzione.

Grandi caldere ("supervulcani")

La categoria dei mwasqsupervulcani, pur non rientrando ufficialmente nella terminologia scientifica, merita un discorso a parte. Si tratta di 7-8 grandi caldere individuate sulla superficie terrestre: tali strutture si caratterizzano per non avere un edificio vulcanico ben definito, bensì una depressione di collasso di origine vulcanica, che ricopre un'area molto vasta, oltre i 10–15mwasu km quadrati. All'interno della caldera è possibile notare lo sviluppo di vari crateri più o meno definiti. Non è mai stata osservata un'eruzione di questo tipo di caldere (che hanno periodi di quiescenza tra un'eruzione e l'altra fino a centinaia di migliaia di anni) e oggi tali aree sono soggette solo a un vulcanismo di tipo secondario (geyser, fumarole, sorgenti termali, ...). Gli esempi più noti di questo tipo di apparati sono il parco delle mwasyYellowstone, i mwasccampi Flegrei, il mwasgmonte Aso, i mwaskColli Albani, il mwasolago Toba.

Attività dei vulcani

Il magma risale attraverso il mantello o la crosta terrestre perché meno denso delle rocce circostanti (risalita per mwatmspinta di galleggiamento). Durante la risalita, per effetto della diminuzione della mwatqpressione, i gas sciolti nel fuso si dissolvono determinando un'ulteriore diminuzione della mwatudensità. Nella crosta terrestre il magma può accumularsi, raffreddarsi e solidificarsi, oppure risalire fino alla superficie della terra dando così luogo ad una mwatyeruzione.

Le eruzioni possono essere di diverso tipo: possono dar luogo a fenomeni esplosivi, dove ceneri e lapilli vengono proiettati fino a decine di km al di sopra del cratere e si depositano fino a centinaia di chilometri di distanza dal centro eruttivo, o effusivi, se il magma fuoriesce formando una mwatgcolata lavica che si propaga per distanze minori (decine di metri fino ad alcuni km dal centro eruttivo). Una delle caratteristiche che influenzano il tipo di eruzione è la mwatkviscosità del magma, che dipende dal contenuto di mwatosilicio, che legandosi con l'mwatsossigeno forma molecole che tendono continuamente a legarsi tra loro e a formare catene indistruttibili. Se il magma ha più del 60% di silice [SiO2] è considerato viscoso e darà luogo con maggiore probabilità a un'eruzione esplosiva, se invece il magma ha meno del 50% di silice verrà probabilmente eruttato con dinamica effusiva ed emesso sotto forma di colate laviche. Detto ciò si possono elencare ben 3 tipi di eruzione vulcanica:

1. Eruzioni effusive, ovvero colate di lava che scorrono lentamente lungo le pendici della montagna seguendo canaloni e vallate. In questo tipo di eruzioni, il magma contiene pochi gas ed è poco viscoso.
2. Eruzioni esplosive, si verificano quando la lava è viscosa e i gas accumulati fanno esplodere il "tappo" di lava che chiude il cratere. I frammenti di magma, chiamati mwat8piroclasti, sono sparati verso l'alto.
3. Eruzioni miste, in cui l'attività effusiva si alterna a quella esplosiva. Il cono vulcanico ha una pendenza più accentuata rispetto al vulcano effusivo e i materiali che lo formano alternano colate di lava a strati piroclastici

Il magma

Il magma è una miscela costituita da roccia fusa, semi fusa e gas, in quantità variabile, ossidi di mwauqsilicio, mwauualluminio, mwauyferro, mwauccalcio, mwaugmagnesio, mwaukpotassio, mwauosodio e mwaustitanio; minerali, e da gas disciolti, soprattutto acqua, ma anche mwauwanidride carbonica, mwau0acido fluoridrico, mwau4acido cloridrico, mwau8idrogeno solforato, che sono molto pericolosi. La sua temperatura è molto elevata, compresa tra gli 800 e i 1200mwava °C. Quando il magma ha perso la maggior parte del suo contenuto originario in gas, non potendo più eruttare in modo esplosivo, viene detto mwavelava.

Caldere, vulcani attivi, quiescenti ed estinti

Caldere: gli edifici dei vulcani in fase di attività possono essere sventrati da esplosioni particolarmente violente e sprofondare nella camera magmatica sottostante a causa del crollo della volta. La depressione conseguente al crollo dell'edificio vulcanico è chiamata caldera. Un esempio di caldera sono i mwavqCampi Flegrei, in mwavuCampania, o la caldera di mwavySantorino nel mwavcmar Egeo. Se l'azione riprende con la ricostruzione dell'edificio vulcanico all'interno della caldera, l'intera struttura viene detta "vulcano a recinto". La caldera più grande conosciuta si trova sul pianeta mwavgMarte e fa parte del mwavkMonte Olimpo.

Vulcani attivi: si definiscono attivi quei vulcani che hanno prodotto eruzioni negli ultimi anni, che eruttano frequentemente e che, per le condizioni di attività a condotto aperto, presentano pericolosità ridotta nel breve termine.

Vulcani quiescenti: sono definiti quiescenti, o in quiete, quei vulcani che abbiano eruttato negli ultimi diecimila anni ma che si trovino attualmente in una fase di riposo. Una definizione più rigorosa considera quiescenti i vulcani il cui tempo di riposo attuale sia inferiore al più lungo periodo di riposo osservato in precedenza. Alcuni vulcani quiescenti presentano fenomeni di vulcanismo secondario come degassamento dal suolo e fumarole.

Vulcani spenti: si definiscono estinti o spenti quei vulcani la cui ultima eruzione certa e documentabile risalga ad oltre diecimila anni fa.cite-ref-2[2]

Il vulcanismo secondario

Il mwawmvulcanismo secondario rappresenta una serie di fenomeni che sono la manifestazione secondaria dell'attività di un vulcano o quando il vulcano è dichiarato spento, ma il magma residuo permane comunque in profondità nella camera magmatica raffreddandosi e solidificandosi nel corso di milioni di anni, nel corso dei quali continua ad interagire con il terreno, l'acqua delle mwawqfalde, i gas in risalita determinando la liberazione di gas o il riscaldamento delle acque del sottosuolo con conseguente ulteriore emissione di gas e vapor d'acqua. Tale massa in raffreddamento è detta mwawuplutone e dà origine a popolari fenomeni detti mwawymanifestazioni tardive. Esempi di questi fenomeni sono i mwawcgeyser, le mwawgsorgenti termali, le mwawkfumarole, le mwawomofete, i mwawssoffioni boraciferi, le mwawwsolfatare, le mwaw0salse. Un altro fenomeno di vulcanismo secondario è il mwaw4bradisismo, che consiste nel movimento verticale del terreno veloce dal punto di vista geologico, ma estremamente lento e percepibile a livello strumentale.

Laghi vulcanici

I laghi vulcanici si originano quando forme vulcaniche negative come mwaxicrateri di vulcani sia spenti che quiescenti o mwaxmcaldere generate in vario modo dall'attività vulcanica vengono parzialmente o completamente riempite dalle mwaxqacque meteoriche o sorgive. Per esempio, il mwaxulago Crater (mwaxyOregon) è un mwaxclago ospitato in una caldera formatasi quando la cima del Monte Mazama collassò circa 6600 anni fa. Ne troviamo alcuni anche in mwaxgItalia, soprattutto nel mwaxkLazio e in mwaxoCampania (mwaxslago di Bolsena, mwaxwlago di Vico, mwax0lago di Bracciano, mwax4lago Albano, mwax8lago di Nemi, mwayalago d'Averno). In mwayeBasilicata ci sono i mwayilaghi di Monticchio, situati alla falda sud occidentale del mwaymmonte Vulture, che occupano le bocche crateriche dell'antico vulcano. La presenza di un lago all'interno del cratere di un vulcano non estinto ne aumenta notevolmente il rischio vulcanico associato, inteso come potenziale distruttivo del vulcano. La ripresa della attività vulcanica può innescare infatti sia colate di fango calde (mwayqlahars caldi), che scendono ad alta velocità lungo i fianchi del vulcano con effetti catastrofici, che iniziali fenomenologie esplosive di tipo idromagmatico, anche molto intense, per interazione violenta mwayuacqua - mwayymagma e conseguente brusca frammentazione del magma anche quando questo è povero di componenti volatili primari.

Effetti dell'attività vulcanica

Aspetti positivi

Fin dai primi momenti della storia della Terra i vulcani sono stati partecipi di violente eruzioni, e negli ultimi millenni hanno contribuito alla distruzione di numerose civiltà. I vulcani presentano, comunque, un aspetto meno critico: sono essenziali nella creazione della vita di un pianeta.

Molti scienziati tendono a identificare i vulcani come i creatori degli oceani e dell'atmosfera terrestre, tramite l'emissione e successiva condensazione di gas e vapori, emessi nel corso dei millenni. Anche gli strati di cenere che coprono i terreni intorno ai vulcani hanno un'azione benefica. Le particelle che li compongono, frantumandosi, liberano alcuni fertilizzanti, come il potassio o il fosforo, essenziali per l'agricoltura.

Vulcani e clima

I vulcani hanno creato l'mwaziatmosfera terrestre primordiale: senza di essi non esisterebbe né l'atmosfera attuale né gli oceani né montagne né la vita sulla Terra.cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]cite-ref-5[5]

Con l'attività dei primi vulcani sono fuoriuscite grandi quantità di lava, gas e vapori che hanno formato l'atmosfera primitiva della Terra. In seguito, quando la temperatura della Terra è diminuita, il vapore acqueo è condensato e attraverso la pioggia ha formato l'intera mwaaaidrosfera terrestre: si gettarono così le basi per la nascita della vita sulla Terra. Grazie poi all'azione dei vari organismi viventi (batteri, piante e animali) l'atmosfera si è arricchita di vari gas fino ad arrivare a come la troviamo oggi.

Ancora oggi, durante un'eruzione vulcanica, vengono immesse in atmosfera enormi quantità di materiali. La nube vulcanica, oltre che polveri e ceneri, contiene anche mwaaivapore acqueo (60% circa) e altri gas come mwaamanidride carbonica (10-30% circa) o mwaaqanidride solforosa, che è senz'altro uno dei più importanti. Polveri e gas vengono iniettati nell'aria e ci rimarranno per un lungo periodo, date le loro dimensioni infinitesimali e la loro leggerezza, viaggiando secondo i mwaausistemi di circolazione principali e finendo alla fine per interessare l'intero pianeta. Gli scienziati riconoscono una stretta mwaaycorrelazione tra grandi eventi eruttivi e mwaacvariazioni climatiche. Le grandi eruzioni vulcaniche, immettendo ingenti quantità di mwaagaerosol nella mwaakstratosfera, producono una diminuzione della mwaaotemperatura media sulla superficie terrestre con effetti sensibili sul mwaasclima globale.

Le ingenti quantità di polveri e gas riflettono infatti una buona fetta delle mwabiradiazioni solari in arrivo causando un abbassamento della temperatura media su vaste regioni.

L'eruzione del vulcano mwabqTambora in mwabuIndonesia, avvenuta nel 1815, immise nell'atmosfera una quantità di ceneri tale da causare la completa oscurità per tre giorni per un raggio di 500mwaby km intorno al vulcano. La permanenza delle particelle di cenere e mwabcgas in sospensione causò l'abbassamento della temperatura media mondiale di più di un mwabggrado con forti danni per l'agricoltura, tanto che il 1816 fu conosciuto come l'mwabkanno senza estate e come l'anno della grande mwabocarestia. Il meccanismo fondamentale messo in atto in seguito a un'eruzione vulcanica consiste nella formazione in stratosfera di mwabsacido solforico dai gas emessi dal vulcano. L'acido solforico viene a trovarsi in mwabwsoluzione acquosa sotto forma di minuscole gocce. L'effetto predominante di questa nube è quello di riflettere la radiazione solare il che, in assenza di altri meccanismi, provocherebbe un raffreddamento della parte bassa dell'atmosfera e quindi della superficie.

Un'altra grande eruzione fu quella del mwab4Pinatubo verificatasi il 15 giugno 1991 nelle mwab8Filippine. L'attività eruttiva è durata circa 9 ore e ha eiettato in atmosfera circa 7 mwacachilometri cubi di materiale. Si ritiene che quella del Pinatubo sia per importanza seconda solo all'eruzione del 1883 del mwaceKrakatoa. La ridotta radiazione solare alla superficie terrestre, a causa degli aerosol prodotti, provocò una diminuzione della temperatura di circa 0,4mwaci °C su gran parte della Terra per gli anni 1992-1993. Questo effetto ha superato di gran lunga il previsto mwacmeffetto serra di origine antropica. Negli stessi anni si è anche assistito al più basso livello di mwacqozono mai registrato. Vi sono quindi due effetti da considerare, e cioè l'emissione di gas serra come la mwacuCO2 da un lato e l'emissione di mwaccSO2 dall'altro, che combinandosi con l'acqua tende a formare mwackacido solforoso e quindi a diffondere la mwacoradiazione incidente.

Altri sforzi vengono fatti per capire quali siano le emissioni diffuse dei vulcani: un vulcano emette gas (soprattutto mwacwvapore acqueo e COmwac02) non solo quando erutta dai crateri, ma direttamente dai fianchi dell'edificio vulcanico. Tali emissioni avvengono continuamente giorno dopo giorno e in maniera diversa a seconda dell'attività che attraversa un vulcano, e per questo sono difficili da misurarecite-ref-6[6]cite-ref-7[7]cite-ref-8[8].

Altre importanti relazioni sono state trovate tra eruzioni vulcaniche e il fenomeno noto come mwadsbuco dell'ozono: le eruzioni vulcaniche emettono, tra le altre cose, diverse particelle che possono interagire con l'ozono stratosferico, tra cui mwadwacido cloridrico, aerosol e mwad0cloro. Queste sono in grado, quando raggiungono lo strato di ozono, di ridurlo in maniera significativa. Tale correlazione tra vulcani e ozono è stata osservata e misurata dopo alcune grandi eruzioni vulcaniche.cite-ref-9[9]

Studi condotti nel 2010 dalla mwaemWoods Hole Oceanographic Institution in cooperazione con la mwaeqNASA hanno evidenziato per la prima volta sotto i mwaeughiacci eterni dell'mwaeyArtico (grazie all'uso di telecamere robot sottomarine), un'enorme attività vulcanica che ha sorpreso i ricercatori. I risultati, riportati sulla rivista "mwaecNature", hanno evidenziato la presenza di decine di vulcani che, a quattromila metri di profondità, emettono magma e nubi ardenti alla velocità di 500mwaeg m/s che si mescolano con l'acqua gelida e formano grandi nuvole sottomarine di mwaekparticolato vulcanico che poi si depositano in uno spesso tappeto esteso per chilometri.

Note

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Collegamenti esterni

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